Il nocciolo, ampiamente diffuso in tutte le regioni temperate dell’emisfero boreale, è stato uno dei primi fruttiferi utilizzati e coltivati dall’uomo, rappresentando già per le prime popolazioni nomadi un’importante fonte di energia.

La nocciola infatti, oltre ad un contenuto significativo di aminoacidi essenziali e di vitamina E, risulta particolarmente ricca in lipidi, con un apporto calorico pari a 700 Kcal per 100g di nocciole secche.

In particolare, la frazione lipidica è costituita per oltre il 40% da acidi grassi monoinsaturi (come l’acido oleico) e presenta il più alto rapporto monoinsaturi/polinsaturi rispetto all’altra frutta secca.

Recenti studi sembrano dimostrare gli effetti positivi di un consumo regolare di nocciole sulla salute umana.

E’ infatti confermato che una dieta ricca in acido oleico (lo stesso acido grasso presente nell’olio extra vergine d’oliva) consente di mantenere il cosiddetto “Colesterolo cattivo” a bassi livelli nel sangue, e di innalzare i livelli del “Colesterolo buono”, che con la sua azione protettiva sulle membrane cellulari costituisce un’importante difesa delle patologie vascolari. Inoltre, per l’elevato tenore in Tocoferoli, tra cui la vitamina E, la nocciola fornisce un apporto notevole di agenti antiossidanti rallentando l’invecchiamento dei tessuti.

La composizione chimico-fisica dell’olio di nocciola, molto simile a quella dell’olio extra-vergine di oliva, conferma quindi le nobili proprietà nutrizionali di questo frutto. In particolare la Nocciola Piemonte, distinguendosi dalle altre varietà italiane ed estere per l’alto contenuto in olio (circa il 70%), dimostra di essere un alimento pregiato e di qualità, in grado di soddisfare non solo la richiesta di gusto ma anche le esigenze di un consumatore sempre più attento agli aspetti nutrizionali e salutistici dei prodotti alimentari.

 

Storia della nocciola

La nocciola è uno dei frutti selvatici di cui l’uomo ha scoperto il valore nutritivo sin dall’antichità. Pianta apprezzata già dai Greci, fu poi raccomandata anche da Catone che ne consigliava la coltivazione negli orticelli cittadini dell’antica Roma. Plinio sosteneva che questi frutti provocavano oltre a emicranie e flautolenze anche un ingrassamento del corpo, ma che se tostati curavano il mal di gola. A giudicare da quanto si legge nei poeti classici, le regioni mediterranee dovevano essere ricche di noccioli, perché sono molti i pastori o le ninfe che innalzano lamenti d’amore stando seduti sotto la sua ombra.
Il nome botanico “Corylus avellana”, gli fu attribuito dai romani che utilizzarono la parola greca “còrys”, significante ‘casco o copricapo’, come la ghianda del nocciolo che è protetta da una brattea fogliosa.
Fin dall’antichità il legno di nocciolo era considerato la difesa più sicura contro le serpi o tutto quello che strisciava, e per questo i pastori lo usavano per costruirsi il bastone.
Nel medioevo, frasche di nocciolo venivano utilizzate sia per stringere patti col demonio, che per guarire l’epilessia (bastava appendersi al collo un guscio di nocciola nel quale si tenesse prigioniero un ragno). Un ramo di questo albero, reciso con un coltello mai usato, serviva ai maghi per evocare i morti, e ancora oggi viene utilizzato dai rabdomanti per localizzare una sorgente d’acqua.

Le nocciole, dall’alto valore calorico, sono ricchissime di acidi grassi polinsaturi che esercitano un’azione di riduzione del colesterolo nel sangue; contengono fibra, utile a migliorare il transito intestinale, e vitamine e minerali importanti per il nostro benessere. Inoltre dalle nocciole si estrae un olio dalle preziosissime proprietà emollienti, lenitive, antiossidanti e astringenti.

In Italia la coltivazione del nocciolo è sviluppata un po’ ovunque nelle zone collinari, e i suoi frutti sono utilizzati in molte ricette di dolci tradizionali.

La Nocciola del Piemonte IGP presenta una forma sub sferoidale, dimensioni non uniformi con calibri prevalenti da 17 a 21 millimetri. Il seme ha superficie corrugata e solcature più o meno evidenti, dal sapore finissimo e persistente. Il perisperma, di medio spessore, si caratterizza per l’eccellente distaccabilità alla tostatura.
Risulta ancora difficile individuare l’esatta zona d’origine del genere Corylus, nonostante fosse già diffuso dopo le glaciazioni del Pleistocene, nel nord-Europa, nel nord-America ed in Asia. Il nocciolo si caratterizza per l’estrema ricchezza delle varietà: la stessa nocciola del Piemonte (Tonda Gentile delle Langhe) pare derivi da incroci tra specie selvatiche, piuttosto che da una
mutazione genetica.
Dopo la costituzione ha subito un notevole incremento produttivo solamente alla fine dell’Ottocento, in seguito alla modernizzazione delle tecniche colturali ed alla nascita di industrie locali, stimolate anche dalla richiesta dei pasticcieri torinesi.
Le nocciole vanno conservate in ambienti freschi e ventilati. La produzione di nocciole in Piemonte è quasi interamente assorbita dall’industria dolciaria. La Tonda Gentile trova, infatti, la sua massima espressione in abbinamento con il cioccolato. Così, da quando un pasticcere di Torino seppe riconoscere le potenzialità della nocciola e mise a punto la prima ricetta del gianduia, l’aroma e le qualità organolettiche del frutto piemontese esprimono il meglio nell’unione con il cacao. Questa varietà di nocciola è ormai considerata la migliore per uso industriale.
Il cioccolato con le nocciole, in pasta od intere, da specialità regionale è diventato ormai un simbolo anche oltre i confini tradizionali: è un emblema di singolare unicità, che l’industria dolciaria italiana propone al mercato mondiale come squisito esempio della propria secolare cultura.